la regola del vivaio

di claudia bruno

«scopri chi sei e trova qualcuno che ti paghi per fare quel che ti piace», recitò a memoria l’uomo col cappello la sera che andai a trovarlo per chiedergli se potevo lavorare nel suo vivaio. e pensò che io fossi una che fantastica e scrive, una buona a nulla qualsiasi, in un momento difficile.

«tu non sei reale, vero?» mi chiese all’ombra di una luce fioca.
«avvicinati che ti dò un pizzicotto», mi disse sognante, rimboccato nei suoi panni invernali.

poi citò Rodari, solo il cognome, per confermare qualche teorema sull’esistenza.

non sapeva che io ero davvero la signora del pianoterra, l’innaffiatrice di piante senior.
e io, dal canto mio, non avevo parole per dimostrarlo, niente che lo certificasse.

così dissi solo: filastrocca impertinente chi sta zitto non dice niente chi sta fermo non cammina chi va lontano non s’avvicina chi si siede non sta ritto chi va storto non va dritto.

ma lo dissi senza pronunciarlo.

e me ne andai a farmi inghiottire dal buio delle venti meno un quarto di un dicembre meno tre.

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illustrazione: Jen Corace
riferimenti: Gianni Rodari, Filastrocca impertinente

 

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